“Dove trovo i fondi?” è la domanda che arriva sempre per prima, anche se nel percorso della raccolta fondi è l’ultima — viene dopo aver chiarito il progetto, costruito il budget e preparato il dossier. Ma è anche la più concreta, e in un territorio piccolo come la Svizzera italiana conoscere gli attori giusti fa una differenza enorme. Questa è la mappa, aggiornata, di dove un’associazione culturale o sociale può cercare fondi in Ticino e nel resto della Svizzera.
Se vuoi il quadro d’insieme di come tutto si tiene, parti dalla guida alla raccolta fondi per associazioni culturali e sociali.
Le fonti pubbliche
Il primo canale è il sostegno pubblico, su tre livelli. A livello federale, l’Ufficio federale della cultura e la fondazione Pro Helvetia sostengono la creazione e i progetti culturali. A livello cantonale, in Ticino il riferimento è l’Ufficio del sostegno alla cultura, che valuta le richieste sulla base della Legge sul sostegno alla cultura; a questi si aggiungono i fondi cantonali alimentati dai proventi di Swisslos. A livello locale, molti comuni e città sostengono direttamente le iniziative del territorio. Per i progetti sociali gli interlocutori pubblici cambiano, ma la logica è la stessa: leggere i criteri, rispettare le scadenze.
Le fondazioni erogative
La Svizzera ha una densità di fondazioni tra le più alte al mondo, e il Ticino è uno dei cantoni con la concentrazione maggiore. Sono uno dei canali più importanti per la cultura indipendente e per i progetti sociali. Il riferimento di settore nella Svizzera italiana è l’ASFESI, l’associazione che riunisce le fondazioni erogative del territorio. Per capire come ragionano questi enti e come ci si rivolge a loro, ho scritto una guida dedicata: le fondazioni erogative svizzere.
Le banche dati per cercare le fondazioni
Trovare la fondazione giusta in mezzo a migliaia è il vero lavoro, e gli strumenti aiutano. Banche dati come Fundraiso e Spheriq (già StiftungSchweiz) permettono di filtrare le fondazioni per ambito tematico e area geografica. Sono un punto di partenza prezioso, ma restano un elenco: la selezione vera si fa leggendo gli scopi statutari e i progetti che ogni fondazione ha già sostenuto, per capire se è davvero coerente con il tuo.
Il crowdfunding e la raccolta dal basso
Accanto ai canali istituzionali, la raccolta dal basso ha un valore che va oltre la cifra raccolta: dimostra che il progetto ha già una comunità attorno, e questo pesa quando ci si rivolge alle fondazioni. In Ticino esistono piattaforme di crowdfunding pensate per i progetti del territorio. È un canale che conviene attivare quando il progetto ha un pubblico che può mobilitarsi, non come ripiego quando gli altri non funzionano.
Come scegliere dove chiedere
Il principio che lega tutto è uno solo: l’allineamento. Si chiede solo a chi ha uno scopo coerente con il progetto, e si mette insieme più fonti invece di puntare tutto su una. Nei progetti che ho seguito — da The Sound of Ticino a Jazz Ignorante, fino alle collaborazioni con realtà come Unitas Ticino — i fondi sono quasi sempre arrivati da un mix: enti pubblici, fondazioni private, contributi locali. Non è dispersione: è il modo in cui un progetto culturale o sociale si finanzia davvero, in Svizzera.
Individuare i finanziatori giusti per un progetto specifico è una delle prime cose che faccio quando lavoro con un’organizzazione.
Domande frequenti
Dove trovo le fondazioni erogative in Svizzera?
Tramite banche dati specializzate (Fundraiso, Spheriq), gli uffici cantonali della cultura e associazioni mantello come SwissFoundations e proFonds. Nella Svizzera italiana, l’associazione delle fondazioni erogative (ASFESI) è un buon punto di partenza.
Conviene puntare su un solo finanziatore o su più fonti?
Quasi sempre su più fonti. Un progetto culturale o sociale in Svizzera si finanzia di norma con un mix: enti pubblici, fondazioni private e contributi locali. Diversificare riduce il rischio e rende il budget più credibile.
Qual è la strategia di raccolta fondi migliore per un’associazione?
Costruire un mix equilibrato di fondazioni, bandi pubblici e altri sostegni su un orizzonte di 12-36 mesi, presentare richieste solo dove c’è reale coerenza col finanziatore, e curare i finanziatori già acquisiti invece di rincorrerne sempre di nuovi.
Devo mettere una quota propria nel piano di finanziamento?
Sì, ed è una delle cose che si dimenticano più spesso. Un piano di finanziamento in cui l’intero costo è coperto da finanziatori esterni dice, involontariamente, che l’organizzazione non sta mettendo nulla di suo. Un ordine di grandezza ragionevole è intorno al 20%: fa vedere al finanziatore che al progetto ci tenete davvero. La quota propria non deve essere per forza in denaro. Vale anche in natura: il lavoro volontario, gli spazi che mettete a disposizione, le attrezzature che avete già, il lavoro non retribuito di chi porta avanti il progetto. Basta indicarlo nel budget. È una parte fondamentale del dossier e quasi nessuno ve la chiede esplicitamente — ed è proprio per questo che viene dimenticata.
Posso mandare lo stesso dossier a tutte le fondazioni?
No, ed è l’altro errore che si vede più spesso. Preparare un dossier e un budget e poi inviarli identici a tutte le fondazioni e a tutti gli enti pubblici è il modo più rapido per non ricevere risposta. Non significa però riscrivere il progetto ogni volta. I dati, il progetto e i numeri restano identici: quelli non si toccano. Quello che cambia è l’angolo, il tono di voce e soprattutto l’ordine di importanza dei bisogni che il progetto soddisfa. Ogni fondazione esiste per perseguire uno scopo preciso, definito nel suo statuto: il bisogno a cui quello statuto punta va messo in primo piano, non lasciato in fondo.
Stai preparando una richiesta di sostegno? Mandami il testo del progetto, anche grezzo. Lo leggo in modo riservato e ti dico dove può essere finanziato. Se serve, ne parliamo in videocall.